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C’era un sussurro d’ambra e di resina,
custodito in un’urna di sale;
l’hai dato in pasto alla polvere ebete,
scambiando il mio rito in banale.
Hai rotto il sigillo del cerchio d’inverno,
portando lo sguardo dove il buio è sovrano;
ma il seme tradito ha un nucleo interno
che sfugge al tocco di un’arida mano.
Ora muto la trama del mio tessuto,
lascio l’involucro ai bordi del fosso;
un battito nuovo, un tempo compiuto,
mentre il midollo si stacca dall'osso.
Restate pure nel fango a danzare,
tra piume di finta ed un becco regale,
fagiano e pavone pronti a sfilare
nel fango che imita un trono fatale.
Ho trovato un’aurora che il fumo non tace,
dove il giardino non ha più confine;
mentre il silenzio si fa la mia pace,
io volo oltre l’ombra delle vostre spine.